Luxìa Rabiosa: quando l’avarizia fa nascere una leggenda

leggende della Sardegna: Luxìa Rabiosa

Questa leggenda comincia come la più classica delle favole: c’era una volta una donna. Solo che la donna in questione non poteva essere considerata un personaggio positivo. Era molto, molto ricca. Ma anche terribilmente avara. E la sua avarizia stava inesorabilmente consumando la sua umanità.

Questa donna possedeva vastissime terre e fertilissimi campi di grano: ogni anno le messi erano abbondanti e la donna ne ricavava sempre grandi guadagni. Ma tanta ricchezza, quasi per ironia della sorte, aveva un prezzo salato da pagare: la donna era gelosa dei suoi campi di grano. Ne fu ossessionata. Ne divenne, in pratica, schiava.

Ma l’avarizia è uno dei sette peccati capitali. La donna fu punita da Dio, che la trasformò in pietra insieme a tutti gli oggetti che usava ogni giorno. Proprio per questo, la donna è conosciuta come Luxìa Rabiosa che significa, letteralmente, “donna pietrificata”.

Il territorio sardo è disseminato di rocce dalle forme molto peculiari, come le Rocce Rosse di Arbatax o il pinnacolo di Cala Goloritzé, una delle spiagge più belle della Sardegna. Secondo la leggenda, molti di essi sarebbero i cavalli, gli oggetti da lavoro e i pani di Luxìa Rabiosa. Ad esempio:

  • su procu de Luxìa Arrabiosa significa “il maiale di Luxìa Arrabiosa” ed è una roccia che si trova nel territorio del comune di Siris, in provincia di Oristano
  • su pèi de su bòi, sa tùrra e sa cullèra, (che rispettivamente significano “il piede del bue”, “il mestolo” e “il cucchiaio”) sarebbero oggetti appartenuti a Luxìa Rabiosa e che si trovano a Pompu, un piccolo comune anch’esso in provincia di Oristano

 

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Fonte immagine: Flickr.com/photos/signordefazio

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